#NMHumanStories “Divio”

_DSC8426La prima volta che sono arrivata a casa di Noè ricordo solo il suo viso nervoso e io che avevo una sete assurda. Ricordo, però, il profumo che ho sentito quando sono scesa dalla macchina. Non saprei descriverlo perché è un profumo che ti colpisce forte,un mix tra fiori di Oriente e ginestra, forse. Si sa quanto la mia mente viaggi quando si tratta di scoprire posti nuovi. Nonostante lui si toccasse la testa continuamente, particolarmente in ansia per quello che avrei potuto pensare, io tenevo banco come abitassi li.
La vita nel campo è così, ti senti a casa in ogni angolo, anche se quella dove sei ospite non è la tua campina (roulotte). Un po’ come il palazzo dove vai l’estate in vacanza e dal quale non vuoi più andare via quando finisce la stagione. Ecco, nel campo è sempre estate per me.

“Non mi sono mai fatta tante domande” questa è la frase che mi è rimasta subito impressa durante la chiacchierata con Dijana Pavlovic, una donna particolarmente interessante che Noè ardentemente voleva farmi conoscere. Attivista e punta del movimento “Khetane”, è una donna dalla quale abbiamo preso davvero tanta ispirazione per questa nuova collezione. Ok, ma che c’entra il farsi domande?
“Quando nasci in una famiglia serena non ti fai tante domande, vivi in una situazione di super protezione. Non hai nemmeno idea che essere rom sia “brutto”. Lo capisci quando entri nella società per la prima volta, quando arrivi a scuola. Non c’è un motivo del tutto evidente,  iniziano a schernirti per paura, spesso per colpa di quello che sentono in casa.”
E’ sempre stata una bambina dall’intelligenza eccelsa, dedita allo studio, una di quelle curiose, dalla mente creativa e il carattere ribelle. “A casa io ero Dijana, non c’erano aggettivi per descrivermi. Ero la forza della natura, dalla mille sfaccettature, a tratti anche un maschiaccio! A casa mia non c’era spazio per le etichette.”
_DSC8454Eppure fuori casa l’etichetta c’era eccome ed arrivò come un fulmine, ma la situazione prese una piega, per me, inaspettata.
“Sapete, in realtà io non mi ero mai dedicata del tutto alla lotta contro il pregiudizio nei confronti della mia etnia. Per quanto riguarda il disagio provato inizialmente , posso dire che mia mamma, una donna eccezionale, non ci mise molto a farmi capire che per essere davvero brava, doveva volare sopra il pregiudizio e fare il doppio per essere considerata. Personalmente quella della mia etnia non è mai stata un’ardua battaglia, ne ho sempre combattute altre attivamente! Come quella per la lotta alla democrazia nel mio paese, la Serbia.”

La Serbia ha combattuto una guerra durissima, che Dijana vive intensamente fino al 1999, anno in cui decise di trasferirsi in Italia per continuare la carriera di attrice e gli studi di arti drammatiche.
“Arrivo a Milano precisamente, avevo iniziato una relazione con un attore italiano, oggi mio marito. Ricordo la gente felice, soprattutto la presenza fortissima della moda che arricchiva le favolose vetrine del centro città. Un sogno poter vedere tutta quella felicità.”
“Dijana perdonami, ma i tuoi genitori non si sono mai opposti a queste tue scelte di vita?”
“No, non sono mai rimasti sorpresi di quello che sono diventata! Loro mi hanno sempre appoggiata, spinti da un principio di amore e anche di riscatto. Quando sono arrivata a Milano ho capito del tutto questo sentimento di riscatto.”

_DSC8431Eh già, sapete come nasce Kethane? No, non aspettatevi storie assurde. Il movimento nasce da una scena di vita vissuta, perché Dijana si avvicina casualmente alla politica e alla questione rom a Milano.
“Mi avevano assunto come mediatrice dopo avermi vista a teatro. Da questa esperienza scoprii addirittura che c’erano delle classi dedicate ai rom, visti come iperattivi da schernire e togliersi da mezzo. Li ho capito che era ora di cominciare una battaglia vera, di rimettermi in gioco per la mia etnia, per la mia gente e per quel famoso bisogno di riscatto.”

Vi domanderete, ma cosa c’entra con noi un’attivista a questo punto. La risposta non ha tardato ad arrivare direttamente da lei:” Amo quello che fa Noè, i ragazzi come lui sono il futuro della nostra gente. Il razzismo esiste, va combattuto e non c’è miglior modo dei fatti compiuti per dimostrare l’uguaglianza e fratellanza tra tutti i popoli.”

Con Dijana chiudiamo il nostro percorso #NMHumanStories, anzi, lo avviamo. Siamo arricchiti, pieni di ispirazione e pronti a portare in scena tutti i sentimenti che abbiamo custodito gelosamente durante il progetto. Adesso arriva la sfida più grande: saranno le creazioni a parlare, in tutte le lingue, secondo tutte le etnie al ritmo sfrenato dell’intercultura.

E noi vi siamo grati, lo saremo per sempre.

III/III

Federica&Noell