#NMHUMANSTORIES “Liria Ime”

_DSC8793 (1)Bianca quando arriva a Bari piange, nei suoi occhi c’è una storia ed ogni lacrima versata ha quel sapore di paura di non rivedere più i colori della sua Albania. Segnatevi questo nome per un attimo: Fatbardha.

L’Italia, mamma mia! Le avevano parlato di questo paese a forma di stivale, condito da sapori e profumi ottimi, un posto dove le persone tra di loro si chiamano “signori, signora, signore.” Beh, mai si sarebbe aspettata che per lei quel paese così nuovo, sarebbe stato l’inizio di una rivoluzione.

Io e Noè la conosciamo  da un po’, abbiamo sempre avuto una certa curiosità nel conoscere la sua storia. Sarà per quel suo sorriso sempre acceso, per le braccia accoglienti e gli occhi che parlano, anzi, urlano.

Vedete, questa non è la solita storia romanzata, dove c’è questa donna piccina che arriva in Italia per trovare una sistemazione. Bianca è cresciuta in montagna, ha frequentata il liceo classico e per ben 10 anni ha insegnato. Protetta e amata da una famiglia eccezionale, suo papà non le fa mancare nulla nonostante il clima in Albania non sia dei migliori. Si innamora giovanissima, un vero colpo di fulmine! Che avete capito, mica di un uomo! Cioè si ok, anche di un uomo, ma questa è un’altra storia. Quindi torniamo alle cose serie, si innamora dell’arte del cucito e quando può si dedica a questa passione.

Intanto si sposa, diventa mamma di due bellissimi bambini, rimane nella sua Albania nonostante il marito sia costretto a trasferirsi in Italia per lavoro. Dopo qualche anno il grande passo: l’arrivo in Italia per il ricongiungimento familiare. “Fede io mica immaginavo che avrei trovato tutte queste difficoltà, quindi ho subito voluto imparare la lingua per trovare lavoro.”  A quel punto, ingenuamente io e Noè le diciamo:” Scusa,come difficoltà? Alla fine potevi proporti come sarta nei momenti in cui non dovevi prenderti cura della famiglia.” Sorride e ci risponde:”Prima di venire in Italia ho venduto tutto. Cosa me ne sarei mai fatta di una macchina da cucire? Per me ormai era finita cosi, mi aspettava una vita diversa.”

Bianca non parla mai del marito insultandolo, non gli da mai appellativi dispregiativi, ma dai suoi racconti velati ne esce ancora un po’ di rammarico per un passato turbolento. Perché si, a volte l’amore e il rispetto nascondono dolore e imposizione.

“Purtroppo non è stato tutto rose e fiori. Ho dovuto prendere io in mano le redini della famiglia e con tanta fatica mandarla avanti. Sicura che non avrei più lavorato e che non ne avrei più avuto bisogno dipendendo da mio marito.”

Una macchina da cucire venduta, l’idea di non toccare più un ago, per poi ritrovare speranza proprio in questo.

_DSC8807 (1)“In casa non avevo diritto di parola, non potevo scegliere. Finché un giorno ho capito che non potevo fare questo ai miei figli. Ho imparato la lingua, preso la patente, iniziato a lavorare e preso dei provvedimenti per allontanare mio marito. Solo dopo, tramite un’amica di mia figlia, ho ripreso a cucire per passione e ho incontrato voi. Ecco, se il lavoro ha segnato la mia indipendenza, la moda ha segnato la ripresa di quella gioventù che non ho mai vissuto a pieno. La partecipazione e collaborazione agli eventi mi hanno regalato il tempo che pensavo di aver perso per sempre. Una delle gioie più grandi è sapere che i miei figli sono fieri di me e mi sostengono a pieno.”

Mentre ce ne parla ha le lacrime agli occhi, questa volta di gioia. “Bisogna essere in gamba, far sentire il proprio ruggito senza perdere l’umiltà. L’amore è una cosa meravigliosa, ma niente deve oltrepassare il rispetto per le persone e per le loro volontà.”

Vi avevamo detto di segnarvi il nome Fatbardha no? Ecco, in italiano significa “Fortuna Bianca”, il nome che le è stato dato da suo zio sembra essere stato una premonizione. Vai e cerca la tua fortuna, perché ce n’è un po’ anche per te, devi solo prenderla e plasmarla in modi che imparerai viaggiando.

Perché Bianca ha ispirato #NMHuman? Ci ha fatto ragionare su quanto la passione per la moda possa essere uno dei punti importanti del concetto di integrazione e di libertà. Che via di comunicazione meravigliosa. Come può un tessuto tra le mani renderti la persona più libera del mondo? Vi auguriamo di scoprirlo.

“Libertà che ho nelle vene, libertà che mi appartiene,
libertà che è libertà.” [Franco Califano]

I/III

Federica e Noell