#KillingMatthew ci presentano il nuovo progetto musicale

Dall’incontro artistico del marchigiano Jacopo D’Andreamatteo e del lombardo Luca Servodio nascono nel marzo 2016 i Killing Matthew, duo italiano con base in Francia, a Grenoble, al debutto discografico con l’album Addio nemico mio, disponibile per l’acquisto e l’ascolto su tutti i digital stores da giovedì 14 giugno.

25035441_854212874739690_306977314_o.jpg

Ciao ragazzi! Com’è iniziato il progetto musicale?
Luca e Jacopo: Ciao a tutti i lettori di ONE&ONLY, che piacere essere qui. Tutto è cominciato all’inizio del 2016, ad una festa a casa di amici; durante l’aperitivo mi sono messo a suonare una chitarra trovata quasi per caso in soggiorno. Credo stessi strimpellando Please degli Smith, quando ad un certo punto è arrivato Luca che ha intonato insieme a me il pezzo. Li ho capito che si poteva mettere su un bel progetto acustico.

Come definireste il vostro sound?
Jacopo: Difficile a dirsi. Io penso che non si possa iscrivere la nostra musica all’interno di un “sound” specifico. Diciamo che prendiamo il possibile dagli stili più disparati, cercando poi di dare un tocco personale. Sicuramente il fatto di avere gusti musicali diversi aiuta molto: io sono più un fan degli anni settanta, Luca dei novanta. L’amore per il jazz mi permette di ricercare sempre delle melodie o delle progressioni più “studiate”. Infine, l’impatto che hanno avuto sulla mia vita i cantautori italiani e francesi (ma anche la letteratura e i poeti come Montale) hanno condizionato molto la mia maniera di scrivere i testi.
Luca: Per quanto riguarda le influenze, gli stili e la ricerca delle melodie, credo che la risposta di Jacopo sia esaustiva. Quanto ai testi, non siamo indifferenti né al mondo letterario, né al “mondo grande e terribile”: il parto lo potete ascoltare in “Addio nemico mio” e, speriamo, nel prossimo album.

Da dove nasce l’idea di questo nome per la formazione?
Jacopo: Lascio la parola a Luca.
Luca: L’idea è nata in un momento particolare della mia vita: lo proposi per scherzo a Jacopo e lui, dopo una fragorosa risata, lo approvò. “Uccidendo Matteo” si può tradurre con: uccidendo la viltà, il tradimento, l’indifferenza, per fare eco al Gramsci della seconda risposta. Perché proprio quel nome? Ai lettori la libertà di supporre quel meglio piaccia loro.

Parlateci un po’ di “Addio Nemico Mio”, quale messaggio vorreste trasmettere?
Jacopo: Personalmente volevo raccontare delle storie, cercando di emozionare quanto più possibile un eventuale pubblico, far riflettere su certe tematiche come la guerra in Siria o cosa significa essere stranieri. Se dovessi trovare un filo conduttore direi che la nostalgia si presta bene a questo ruolo, d’altronde sono (siamo) dei migranti che hanno lasciato l’Italia per trovare la propria strada; eppure le radici restano ben ancorate ai piedi, avvolgendoti in una bolla di ricordi dalla quale non vorresti più uscire, perché il passato è là e non va dimenticato, in nessun caso.
Luca: Sono pigro. Ripeto la risposta già data in un’altra intervista. È un album puro e sincero: niente orpelli barocchi e fronzoli rococò. I testi non sono mai banali, ma al contempo non si librano in voli pindarici e astrusi. Come le melodie, schiette, dirette e gradevoli, essi sono terragni e concreti, come lo vuole la tradizione poetica italiana, per lo meno quella non ufficiale. Che posso dire: ci abbiamo messo il cuore, davvero. Un piccolo rammarico: avremmo potuto fare di meglio, soprattutto sulla qualità della registrazione e degli arrangiamenti. Ma abbiamo materiale per altri due album e saranno senz’altro più maturi da questo punto di vista.

Ci sono progetti futuri in ballo?
Jacopo: Un secondo album, sicuramente. Abbiamo lanciato da circa un mese e mezzo la nostra campagna crowdfunding su Musicraiser, ecco il link per chi, anima pia, volesse dare una mano acquistando in anticipo una delle ricompense messe a disposizione: https://musicraiser.com/it/projects/11936-killing-matthew Poi vorremmo suonare di più, non è facile trovare spazi qui a Grenoble dove domina la scena elettro-pop-rap. Sia io che Luca suoniamo anche in un altro gruppo, una formazione più elettrica, ci chiamiamo Nero Nebbia e siamo più che pronti a dimostrare che il rock non è morto, si è solo trasformato.
Luca: Un secondo album: una bomba! Mancano solo i soldini per registrarlo, per fare il video, stampare i CD eccetera. Speriamo nelle anime pie di cui parla Jacopo. L’altro gruppo che abbiamo formato, Nero Nebbia, possiede un’energia pazzesca e vorremmo farla esplodere al più presto, preferibilmente fuori Grenoble.