La bellezza dei contrasti

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Conosciamo Fabio Curto anche per la sua vittoria a “The voice of Italy” risalente al 2015, da allora sono passati anni, ma lui continua ad essere ancorato a sè stesso e a quello che la musica gli ha sempre donato. Oggi ci parla dei suoi nuovi progetti musicali!

 

D: Come nasce la tua passione per la musica?
R: La mia passione per la musica nasce da molto piccolo, avevo quattro anni quando i miei genitori mi iscrissero ad un corso di pianoforte, mentre io volevo fare un corso di karate. Suonare mi veniva piuttosto naturale, riuscivo ad apprendere subito a memoria. Anche mio padre è musicista quindi ho ascoltato vari generi musicali, ho iniziato a strimpellare il basso, la chitarra, la batteria e infine il violino.

D: Diventi noto grazie al talent “The voice of Italy”. Come mai hai deciso di parteciparvi? Ti aspettavi la vittoria?
R: Ho fatto dei provini a Roma, alcuni dei quali generici, che sarebbero stati sottoposti a varie redazioni. Il primo anno non sono riuscito a partecipare perché i coach avevano già chiuso le squadre, quindi pensai che dovesse andare così; invece l’anno successivo fui chiamato per ritentare e pensai che sarebbe stata una buona carta da giocarsi. Non entrai con l’intento di vincere però è andata così.

D: Cosa ci dici del tuo ultimo singolo intitolato “Mi sento in orbita”. Cosa racconta e quali pensi siano i punti di forza?
R: Questa era una canzone che non doveva entrare nell’album perché l’ho scritta due giorni prima delle registrazioni, ma mi ha affascinato dalle prime note per qualcosa di adrenalinico, e mi faceva tornare all’aspetto più rock della mia personalità, penso rappresenti bene la solitudine sociale, ma il non volersi sentire soli nonostante la sofferenza. Nel ritornello c’è una forte energia, che si contrappone al tema, ci ha così convinto da diventare il primo singolo.

D: Questo singolo anticipa il tuo ultimo album chiamato “Rive Volume 1”. Cosa ci si deve aspettare da questo album? Quali sound e quali temi?
R: E’ un album con una grande omogeneità di sound, non mi sono mai imposto limiti, se non negli ultimi due anni perché ho provato a darmi un’inquadratura stilistica. Quando abbiamo iniziato a fare la selezione dei brani abbiamo scelto sonorità e testi che avessero qualcosa in comune. I suoni sono molto moderni, c’è una forte influenza soul/blues ma dalla matrice italiana, qualcosa che fino ad ora non avevo ancora sperimentato, perché mi ero cimentato in inglese su queste sonorità. Le tematiche principali riscontrabili sono: separazione sia da una persona che da un’abitudine, ma anche voglia di libertà, emarginazione sociale e comunità psichiatriche. E’ un album fatto di immagini che lascia libera interpretazione al pubblico.

D: Sogni nel cassetto?
R: Sogni nel cassetto ce ne sono sempre, sicuramente quello di una carriera musicale libera di costrizioni e che mi permetta di presentare i lavori con una certa costanza e di poter registrare il prossimo album, magari, anche l’anno prossimo. Oltre a questo qualche interessante collaborazione e Sanremo non guasterebbero.

D: Quali sono i tuoi futuri progetti?
R: Lavorare bene all’allestimento del live di questo album e incidere il secondo, per un live che sia espressione di questi ultimi anni della mia vita, più qualche storico che sarà sempre presente.

 

13321703_1231796696831372_1780537273554480261_nManuela Ratti nasce il 1 settembre a Bari nel 1994. E’ appassionata di scrittura e musica, e le piace trasportare queste emozionali trasformandole in qualcosa di condivisibile, sperando di poter donare un emozione o una bella sensazione a chi la legge