#Manovalanza Orgoglio italiano all’estero

Quattro chiacchiere in compagnia dei Manovalanza, un gruppo ska-punk italiano attivo dal 2006. In 11 anni di carriera la band ha pubblicato 4 album e collezionato oltre duecento concerti, fra i quali un tour in Messico nel 2015.

 

31957322_1782697488456616_4506087508651540480_o.jpg

 

Come nasce il vostro progetto musicale?
La nostra avventura è partita nel 2006, ben dodici anni fa,  assemblando una formazione “di fortuna” di quattro elementi per suonare in un locale che aveva appena aperto. Quella serata andò così bene che ci chiamarono per una successiva, e poi altre… E così decidemmo di fondare una band in pianta stabile, che suonasse solo brani propri, accantonando le cover della prima ora, con testi rigorosamente in italiano. Adesso dopo dodici anni abbiamo quattro album in studio all’attivo, oltre duecento concerti fra cui anche un tour in Messico nel 2015.

Chi ha influenzato il vostro genere? Come lo definireste?
Siamo cresciuti alla fine degli anni novanta e primi anni duemila a suon di punk rock e ska italiano, tanto per fare alcuni nomi: Derozer, Punkreas, Persiana Jones,  Statuto, Vallanzaska. Era quindi naturale che ci buttassimo proprio in quel genere, chiamato skacore, che fonde con velocità e melodia le caratteristiche del punk rock (chitarra distorta, batteria martellante) allo ska (fiati e chitarra pulita in levare). In Italia si definisce skacore o skapunk, come sinonimi, all’estero si usa dire skacore solamente quando c’è la voce più graffiata ed i bpm molto sostenuti, altrimenti è ska punk se i ritmi sono meno veloci. Noi suoniamo un misto delle due cose, aggiungendo anche testi fortemente ironici e goliardici, con un fondo di serietà e denuncia sociale in tutte le canzoni.

Avete un’esperienza ultra-decennale, quale momento ricordate con più emozione?
Sicuramente il tour in Messico è stato l’apice della nostra carriera, almeno fino ad ora. Nel palco del Reggae Festival 2015 di Chetumal, città capitale dello stato del Quintana Roo che si affaccia sul mare dei Caraibi, abbiamo suonato davanti a qualche migliaio di persone urlanti, dopo esser scesi dall’aereo da nemmeno mezz’ora, con quaranta gradi ed il vento caldo dei Caraibi, sotto le palme ed il cielo limpido. È stato fenomenale, il più bel concerto della nostra carriera. Su youtube si trovano i video di brani estratti da quel concerto, e anche il DVD del video reportage dell’intero tour in Messico.

Com’è stato esibirsi all’estero? Quali sono le differenze con l’Italia?
All’estero in generale c’è più attenzione per la musica, la gente ascolta e cerca di capire, anche se canti in italiano come noi. In Messico c’è una cultura musicale incredibile, molti ragazzi suonano già da giovanissimi, vanno ai concerti e comprare dischi, magliette, chiedono di fare le foto con le band ancor prima che inizi il concerto. In Germania e in Svizzera è più o meno la stessa cosa, solo che ci sono anche i soldi, gli eventi funzionano, l’organizzazione è sempre ottima, la gente è più civile e non succedono mai problemi. Basti pensare che l’anno scorso abbiamo suonato in un Festival all’aperto in Germania, davano le birre in bottiglie di vetro, dal pomeriggio e fino alla sera, nessuna rissa, nessun problema, tutti si sono divertiti e non è che non bevono, anzi… tutt’altro. Se fosse stata organizzata in Italia una cosa del genere ci scappavano come minimo tre o quattro risse! Comunque, a parte questo, c’è maggiore attenzione alla musica, un ascolto non superficiale, e quindi gli artisti sono maggiormente tenuti in considerazione, e tutto funziona meglio.

Quale messaggio vorreste lanciare con la vostra musica?
Le nostre canzoni parlano di molti argomenti diversi, ma in fondo possono essere tutte ricondotte al desiderio di rivalsa. Viviamo in provincia, lontano dalle città, in un posto che non offre quasi più niente né ai giovani né ai meno giovani che si trovano in difficoltà. Le difficoltà quotidiane ci mettono alla prova tutti i giorni, a volte ci schiacciano spalle al muro, ma nonostante tutto noi vogliamo ancora andare avanti, ed è questo il messaggio che vogliamo dare con la nostra musica: credere nei progetti, nelle passioni, fare ciò che ci piace e non demordere mai… Ci siamo sempre posti dalla parte dei diversi, degli emarginati, di coloro che sono stati rifiutati dal lavoro o dai giri di amicizie, incitandoli a non mollare, a fare della propria solitudine una bandiera anziché una menomazione. Perché in fondo è ciò che sentiamo noi.

Ci sono progetti futuri dei quali potete parlarci?
Questa estate abbiamo organizzato un tour mondiale che passerà da Germania, Inghilterra, Messico e Svizzera, oltre che ovviamente alcune date in Italia. Siamo molto contenti ed eccitati e non vediamo l’ora di viaggiare portando la nostra musica in giro per il mondo. Poi, abbiamo già alcuni brani nuovi che in autunno probabilmente finiremo di comporre e arrangiare, non sappiamo quando ma sicuramente ci sarà un nuovo album, il quinto, in cui questi brani vedranno la luce, anche se probabilmente non a breve.