Adrenalina rock

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I ZeffJack trasmettono attraverso la musica, pura adrenalina. La loro musica a suon di rock è energia coinvolgente, e questa arriva dritta al pubblico, ed è uno stimolo che nel corso degli anni si è andato sempre rafforzando. Oggi comprenderemo meglio, attraverso le loro parole tutto questo.

 

Come nasce la vostra passione per la musica?

Come sia nata non è facile dirlo, sono passati davvero tanti anni, ricordiamo però indistintamente che tutto è nato dai brividi che provavamo ascoltando certe canzoni sul nostro walkman, mentre frequentavamo le superiori, si parla dei primi anni ’90. A volte anche le radio facevano la loro parte proponendo su alcune stazioni stralci di concerti o le prime apparizioni dei pezzi grunge, punk o metal che oggi sono dei veri classici. L’avvento poi, verso fine anni ’90, dei canali televisivi a tema musicale ha solo che rinforzato con l’arte dei videoclip, ciò che era ormai già nato in noi. Misurare il livello musicale di un’epoca non è facile mentre la si sta vivendo, però se si ragiona con la prospettiva degli anni trascorsi il discorso cambia parecchio. Oggi rivedendo quel periodo ci viene da dire che musicalmente si “mangiava molto bene” quindi era molto naturale decidere di provare a nostra volta a fare musica.

La vostra musica è nota per il rock in tutte le sue sfaccettature. Cosa credete che questo genere musicale vi permetta di esprimere ad altri?

Bella domanda… Tutto può essere espresso, ovviamente se ci sono due fattori fondamentali: la capacità del musicista di essere espressivo e la voglia dell’ascoltatore di dedicare attenzione alla composizione di turno.    Anni fa uscì un pezzo strumentale di Giovanni Allevi che ebbe un successo incredibile, grazie anche al suo utilizzo durante una pubblicità, lo conoscerete sicuramente, si chiamava “Come sei veramente”. Fa sempre strano trovare gente che per periodo lo ha ritenuto una lagna e per un altro un capolavoro. La mente fa scherzi strani, la musica  che ora non ti dice niente potrebbe parlarti non appena qualcuno o qualcosa ti apre una nuova prospettiva. Diciamo che è intelligenza capire che ogni pezzo ha il suo momento e che ogni genere ha il suo codice da decifrare.

Il vostro ultimo album si chiama “Friendless”. Quali sono le emozioni che volete suscitare al pubblico attraverso questo lavoro?

Il bello di quest’album è che cammina senza di noi, parla da solo senza consultarci e non suscita mai le stesse emozioni su tutti gli ascoltatori. Alcuni ci vedono l’ impatto live, altri la capacità nell’evocare immagini. Noi in tutto questo siamo diventati marginali, è lui che vuole suscitare qualcosa non noi! Cercare di “guidare” questo flusso ci è  stato impossibile, sarebbe stato come provare a prevedere che carattere avrà un figlio che sta per nascere.

Il primo singolo si intitola “Poretti Party”. Parlatecene meglio

Il pezzo è nato da un’improvvisazione in sala prove. Da subito ci siamo resi conto che per diverse sue caratteristiche, tra cui la velocità, ci divertivamo molto a suonarlo. Non ha una struttura articolata come altri nostri pezzi, anzi è molto semplice come un pezzo pop e proprio per questo ci è piaciuta l’idea di inserirlo da subito tra i papabili per l’album, una sorta di provocazione.  Finita la serata, compiaciuti e divertiti, ci siamo guardati intorno e abbiamo visto giusto qualche vuoto di birra intorno a noi…brutta bestia la sete.

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