#MFWOpinion Armani contro Gucci e la rivolta del web

«Uno può fare ciò che vuole ma, fatemelo dire, se metto in pedana una testa, sotto un braccio, mozzata, siamo al limite e io non sto a questo gioco, mi tolgo da questo gioco. Non vorrei neanche che i miei guardassero ciò che hanno fatto gli altri. Se quello che fanno gli altri è questo, meglio che stiamo a casa nostra».

Queste le parole di Giorgio Armani, palesemente indirizzate al direttore creativo di Gucci Alessandro Michele.

Faccio una piccola premessa dicendo che apprezzo Armani, specialmente dopo gli splendidi abiti che quest’ultimo ha creato per la Hunziker a Sanremo, ma lo trovo anche uno stilista saccente e sempre pronto a giudicare gli altri. Gucci è sempre stato il mio preferito, questa volta, ahimè, mi trovo in disaccordo con Alessandro Michele. La mia idea è molto complessa e forse non per una questione di moralità, bensì per la teoria e la concezione che ho io della moda.

Gucci veste alcune tra le più famose star internazionali, piace alla maggioranza dei giovani, tanto da essere addirittura nominato in molte canzoni. I suoi abiti sono sempre nei primi tre nelle top list di Vogue dei miglior abiti ad aventi mondiale come il Met Gala, gli Oscar o i Golden Globes. Seriamente mi domando a cosa sia servita una provocazione così forte. La moda è pensiero, ragionamento, passione e soprattutto è una continua ricerca della novità. Lo stesso Michele ha detto:«La moda è qualcosa di potente, che invita a inventare e sperimentare. » Il punto è questo, lo stilista è un equilibrista sul “filo dell’ammaliare senza esagerare, bensì trovando i giusti ritmi da seguire” e fidatevi è un filo sottilissimo sul quale è davvero difficile stare in piedi. La mia non è una critica, perché purtroppo non ho avuto modo di scambiare quattro parole con Alessandro Michele o meglio, non ho partecipato al dietro le quinte e nell’organizzazione della sfilata. Una cosa la devo dire, Gucci non aveva bisogno di un gesto simile. Non aveva bisogno di mettersi a testa in giù “sul famoso filo sottile”. Sperimentare è giusto, questo mondo è sempre in evoluzione, si va sempre alla ricerca del magico, ma ideare uno show simile è più adatto a chi deve far parlare di sé perché ancora non sufficientemente all’altezza degli altri potenti. La moda è una filosofia adatta a pochi e sono certa che volesse lanciare un messaggio ben preciso, il punto è perché farlo in maniera così shockante!? Nelle sfilate dovrebbero essere le creazioni a parlare e di certo agli abiti di Alessandro Michele non manca la parola, anzi.

Per la questione morale (c’è chi dice che non siano stati rispettati i casi di femminicidio, chi lo trovo ingiusto contro il caso di Macerata etc..) non mi sento di espormi troppo, chi sono io per giudicare e parlare al posto del direttore creativo? Lo stesso Versace venne considerato più volte immorale, quindi? D’altronde su One&Only si parla di moda, quindi mi sento di dire la mia in base agli argomenti che ritengo congruenti alle tematiche. La moralità della massa non troverà mai un punto comune, perché ognuno ha un’ideologia diversa. La moralità in fatto di filosofia della moda credo sia una sorta di dato di fatto per chi si ciba di questo mondo così complesso.

Quale sarà la prossima mossa di Gucci? Aspettiamo con ansia.

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