#ANGELO IANNELLI: “L’arte mi chiama ed io rispondo!”

Quest’oggi abbiamo la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con Angelo Iannelli. In questa intervista, come potrete leggere tra poco, lo definiamo un artista a tutto tondo, in quanto Angelo non si limita solamente alla musica, ma si propone anche come attore, sceneggiatore e scrittore. Ecco a voi la nostra intervista.

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G.: Ciao Angelo, e benvenuto su One & Only, come nasce la tua passione per la
musica?

A.: Ciao a tutti e grazie per l’invito. La musica è una grossa parte di me, così radicata in me che mi riesce difficile dirti quando è iniziato tutto. Mi viene da pensare che a 6 mesi un
bambino inizia già ad emettere le sue prime lallazioni musicali… chissà che il ritornello di “Conserva i sogni” non mi sia venuto proprio in quella fase.


G.: Leggendo il tuo curriculum, possiamo definirti un artista a tutto tondo, visto che non sei solo un cantautore, ma anche scrittore, e negli anni hai avuto anche  esperienze come attore e sceneggiatore. Come ti definisci tu, artisticamente?

A.: Credo che l’arte sia una sola: cambia soltanto la tecnica utilizzata, ma i sentimenti e le procedure di realizzazione sono le stesse. Per questo motivo faccio tante cose e a seconda dell’ispirazione del momento una di queste arti mi chiama e io rispondo.
Nel cinema e nel teatro ho sin da subito recitato, scritto e diretto quasi tutto quello a cui ho partecipato, escludendo la splendida esperienza a Palinuro (uno spettacolo che ho scritto come un adattamento dell’Eneide, da me interpretato con Michele Placido e Alessandro Haber, ma non diretto) e i ruoli da attore nelle serie televisive.
Il teatro è stato il primo grande amore della mia vita. È veramente il luogo d’incontro con la propria anima, perché quando si vestono i panni di un’altra persona resta un momentaneo vuoto dentro di sé, e quel vuoto è davvero una grande possibilità per scrutarsi dentro. D’altra parte se non c’è il vuoto, se già sappiamo cosa c’è dentro di noi,
perché dovremmo guardarci dentro? È come un cassetto abbandonato che dopo dieci anni decidiamo di riaprire: è la paura del vuoto che ci spinge ad aprirlo. Recitare a teatro è tutto ciò, potrei definirlo un allenamento alla vi(s)ta.

Il cinema è un’arte molto più mentale del teatro: la sua forza sta nel simbolismo. Pirandello affermava che il cinema fosse musica per immagini, “cinemelografia”. Il suo compito, così come quello della musica o di un testo musicale, non è quello di “dire”, ma è piuttosto quello di “far vedere”: deve essere pittura in perenne movimento.
Oltre a tutto questo c’è la letteratura, la massima espressione a disposizione dell’uomo. Nel campo letterario ho pubblicato L’Io diviso. Dai medici-filosofi alla letteratura, al teatro e al cinema del Novecento, saggio scientifico edito da Aracne editrice, in cui esploro l’importanza e gli influssi della psicologia e della psicoanalisi sulla letteratura, sul cinema
e sul teatro del Novecento.

L’anno scorso è invece uscito il romanzo Bar Binario, pubblicato da Aracne editrice e dal quale ho tratto una sceneggiatura cinematografica. A proposito di psicologia, ho psicoanalizzato anche me in questo lavoro, perché mentre lavoravo sui miei personaggi ho dovuto prima mettermi in gioco personalmente e scavare a fondo dentro di me. Non è stato per niente semplice, ma mi ritengo abbastanza soddisfatto di questo nuovo lavoro. Il romanzo narra la storia, vista dagli occhi del protagonista trentenne che insegue il sogno di affermarsi come autore, di un viaggio in tre mondi solo apparentemente molto diversi tra loro: l’Esercito, il cinema e l’emarginazione notturna, tra attori falliti, militari repressi, stravaganti senzatetto, alcolisti cronici, artisti di strada, giovani prostitute, drogati in astinenza, giocatori d’azzardo e altri bizzarri personaggi di cui vengono narrati vizi, debolezze ed episodi delle loro vite.

G.: Delle tue tante esperienze, quale pensi che sia stata quella più soddisfacente?

A.: Non lo so, è veramente difficile dirlo adesso: ogni esperienza mi ha lasciato qualcosa di importante e credo che ci vorrà del tempo prima che io riesca a mettere a fuoco tutto in  maniera profonda e razionale, senza dire banalità.

G.: Parliamo del tuo ultimo singolo, Conserva i sogni. Qual è il messaggio che vuoi mandare con questa tua canzone?

A.: “Conserva i sogni” è una canzone d’amore, sull’amore per i sogni. Ma è anche il racconto degli attimi finali di un rapporto. Finisce una relazione, ma i nostri sogni sono ancora lì che attendono sui binari l’alba di un coraggio ritrovato, di un’audacia affettiva che nei ritornelli diventa provocazione e sberleffo (“Ma voi avete amato mai qualcuno?”). Nella scelta della forma della lettera, poi, ho provato a far resuscitare la penna e la carta scritta. Con questo brano ho voluto lanciare un messaggio positivo e di speranza: anche
nell’arrangiamento si è cercato di rendere sereno l’ascolto… i sogni sfuggono via prima che tu possa accorgertene, il ritmo dei sogni è sopra i 160 bpm. A questa velocità devi solo pensare ad afferrarli in tempo, senza pensare a chi ti ostacola dicendoti che sogni troppo: un giorno questi sogni li vorrai.

G.: In futuro ci saranno altre canzoni?

A.: Se usciranno? Ho tantissimi inediti, per i miei gusti forse troppi, perché scegliere i brani su cui lavorare ne ritarderà la produzione e l’uscita.
Per ora ho già realizzato, pronto in un cassetto, un brano a cui tengo molto… Non posso svelare altro, posso dire soltanto che anche questo è stato prodotto da Alessandro Canini, che ha fatto un lavoro davvero meraviglioso. Vedremo quando farlo uscire.
Vorrei fare un altro disco…

G.: Dov’è possibile seguirti sui social?

A.: Su Facebook: www.facebook.com/angeloiannelliofficial/;
su Instagram come angeloiannelliofficial


G.: Grazie per aver condiviso la tua musica con noi!

A.: Grazie a te e a tutto lo staff di One & Only, un saluto a tutti i lettori!!

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