Noell Maggini incontra la stilista Lucrezia Ceneda

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Ci sono tantissimi modi per esprimersi e sicuramente la moda è uno dei  migliori.
Abbiamo visto nella storia stilisti e designer che hanno rivoluzionato il mondo della moda presentando collezioni ispirate alla loro terra, allo spazio, alla natura.Lucrezia Ceneda, classe 94, è una stilista emergente che studia al Polimoda sito in Firenze. Non le basta ispirarsi a cose e oggetti, preferisce dargli un valore mixandole al suo punto di vista e il suo sfogo interiore, dando vita così a capi ricercati in un modo sottinteso.La sua collezione “Dassanech” presentata lo scorso anno prende nome da un abito tipico chiamato “Kemis”, di una tribù Ethiope di cui lei è volontaria. Ne ha studiato l’abito tipico e lo ha riportato nella sua collezione, usando materiali di riciclo come camere d’aria con le quali ha creato delle manipolazioni per capi spalla, tute, abiti e tappi di bottiglia con i quali ha creato cappelli e accessori. Lucrezia ha così creato un filo conduttore, che tiene unito il concetto della tribù e del rispetto per l’ambiente.
 
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“Mi piace rendere ricche le cose che di base sono povere facendone uscire il valore nascosto.”

[Lucrezia Ceneda]

 
Passiamo all’ ultima collezione presentata a Villa Favard, sede del Polimoda il 13 giugno nei giorni di Pitti uomo 92. In questa favolosa location si è tenuta la perfomance degli studenti e qui ho avuto modo di conoscerla dal vivo. Ho apprezzato da subito il suo genio e non ho potuto fare a meno di chiederle a cosa si fosse ispirata:
 

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“Sono partita dalle poesie e aforismi  di Alda Merini, famosa poetessa italiana che fu internata perchè ritenuta scomoda. Nelle sue poesie parla spesso dell’esperienza del manicomio come una continua ricerca di un equilibrio mentale,da qui la decisione della mia ispirazione. Ho scelto, pero, di non soffermarmi troppo sulla classica idea del pazzo psichiatrico, ho preferito mostrare la delicatezza e la fragilità che rendono queste persone tanto ricche. Alda,donna forte e di grande patos, ha trasformato questo suo incubo in arte. Nelle mie collezioni cerco sempre temi poveri,temi difficili,temi spogli per cercare di tirarne fuori la ricchezza nascosta all’ occhio di chi non sa vedere. Ho reinterpretato in ricami,applicazioni e manipolazioni le opere fatte dai pazienti psichiatrici durante il periodo dell’internamento, cosi da cogliere l’unico spiraglio di luce. Ho scelto colori neutri, considerandoli come tavole da dipingere e manipolare. Spesso la bellezza e la ricchezza sta nelle cose semplici, da qui anche la scelta dei materiali: centrini al posto del pizzo,vecchie lenzuola,garza delle bende curative. Volumi  e accessori sono interamente ispirati ai primi 50 anni del ‘900, quando finalmente si pensava di chiudere i manicomi.”
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Sono rimasto folgorato dalla profondità e la capacità che ha avuto di distaccarsi dal “mood movement” di oggi che ci porta a vedere un tutte le cose con lo stesso occhio.
Qui sotto, potete ammirare la Gallery contente la nuova collezione di questa stilista più che promettente.

 

Noell Maggini

 

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