“Troppo presto per andare altrove” un libro che ti da la forza di reagire

Quello che mi ha sempre contraddistinto è stata la mia curiosità e una sera la mia solarità ha conosciuto quella di Elisabetta Pasca. Tra una chiacchiera e l’altro ho scoperto che da poco aveva scritto un libro e ho subito detto che ero una blogger e che amavo leggere. E’ vero leggere fa bene, ma cosa succede quando un libro ti cambia il modo di vedere un dolore? O meglio IL dolore, perchè il mio aveva un nome preciso: da due mesi avevo perso  il mio porto sicuro e non avevo nessuna intenzione di elaborare il lutto. Lo immaginavo solo, impaurito e perso in un mondo oscuro. Ero piena di sensi di colpa e pensavo che non c’era speranza di andare avanti. Allora cos’è cambiato dopo la lettura? Naturalmente sarebbe da superficiali dire che me ne sono fatta una ragione, ma il mio modo di concepire quel dolore era cambiato. Si, per lui era “Troppo presto per andare altrove”, ma la protagonista mi ha insegnato una cosa: sta solo iniziando un nuovo cammino ed è giusto che io viva per lui RICOMINCIANDO.

Qui vi riporto l’intervista con Elisabetta Pasca, classe 84, scrittrice, giornalista e amante della vita.

 

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  • F:”Troppo presto per andare altrove” è il titolo del tuo libro, quando hai iniziato ad appassionarti alla scrittura e soprattutto il coraggio di pubblicare un’opera?”
    E:” In realtà, potrà sembrare scontato, ma tutto è partito dall’amore per la lettura: fin da piccolissima i libri hanno fatto parte della mia vita, mia madre mi leggeva continuamente delle storie. Ogni tanto, per fare prima, saltava alcune righe e andava avanti e io, pur non sapendo ancora leggere, la rimproveravo indicandole precisamente sulla pagina la parte che aveva saltato. Ascoltare e leggere storie in maniera quasi bulimica ad un certo punto mi ha fatto venire voglia di raccontarne delle mie: il fatto è che quando ami qualcosa profondamente, alla fine vuoi per forza provare a entrare a far parte del gioco. Questo romanzo è nato per caso più di dieci anni fa, andavo ancora all’università e un bel giorno mi è venuta in mente, nitida come un film, la scena del volo di Artemisia dal quinto piano di un palazzo del centro di Roma. Poi sono arrivati piano piano tutti gli altri personaggi e l’intreccio della storia, ma, una volta scritta la parola fine il romanzo è rimasto seppellito in una cartella dentro al mio pc. Non ero ancora pronta. Dario Buzzolan, scrittore e critico cinematografico che ha curato la prefazione al libro, è stata la prima persona a cui ho fatto leggere quella stesura: lui mi ha incoraggiato, ma mi ha detto che il romanzo era pronto al 70%, occorreva lavorare sul restante 30%. Ancora non me la sentivo. Ho lasciato per anni il file a decantare. Intanto scrivevo su Facebook, come tutti. Pensieri, spaccati di esperienza quotidiana. Stefania Santi e Franco Esposito di Fuorilinea Editore mi seguivano sul social network e si sono incuriositi. Mi hanno chiesto se avessi da qualche parte un testo compiuto, una storia completa, un romanzo. Il momento di tornare a lavorare sulla storia di Artemisia era arrivato, non potevo più tirarmi indietro. Ho lavorato quasi due anni sull’editing e alla fine, voilà, ecco finalmente il libro in carta e inchiostro.”
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  • F:”Come mai hai scelto un tema così particolare e soprattutto come hai fatto a parlarne senza decadere nell’eccesso?”
    E:”Mi rendo conto che il tema del suicidio è particolarmente delicato da affrontare, soprattutto vista la giovane età della protagonista Artemisia. Il caso poi ha voluto che, dopo la lunga gestazione, il libro uscisse in concomitanza con il lancio della controversa serie Netflix “13 reasons why”. Insomma, il rischio di fare uno scivolone pazzesco era e rimane molto alto, me ne rendo conto. Il fatto è che a me interessava raccontare quanto sia difficile accettare l’inaccettabile – nel caso specifico del libro la morte inspiegabile di una ragazza che se ne va senza lasciare uno straccio di motivazione – provando ad esplorare un momento cruciale nella vita di ogni essere umano, quello complicato e iperstratificato dell’elaborazione del lutto, con la quale ognuno di noi prima o poi deve fare i conti. Il romanzo è connotato da un’ironia malinconica, mi sembrava la chiave più giusta per raccontare la storia che volevo raccontare senza eccedere nel patetismo o nel cinismo più becero.”
  • F:”Qual è il messaggio che hai voluto trasmettere con quest’opera?”
    E:”Credo che alla fine il messaggio che passa attraverso il mio libro sia di speranza. Il trapasso rappresenta inevitabilmente un nodo doloroso e complicato per chi resta: indipendentemente dal credere o meno in una dimensione trascendente, vorrei che fosse possibile per tutti trovare uno spiraglio per andare avanti e vivere pienamente la propria esistenza, nonostante il peso di domande che restano sospese senza trovare mai risposte.”
  • F:”Come definiresti, a questo punto, il tuo genere letterario?”12644936_10208982266378067_9073052851688304038_n.jpg
    E
    :”Il romanzo si nutre di surrealismo, humor nero e attinge al genere del realismo magico: sinceramente mi sento molto in debito con una serie televisiva di qualche tempo fa, “Six feet under”, una vera bomba! Raccontava di una famiglia di becchini e metteva in scena i dialoghi immaginari tra i protagonisti e i personaggi morti all’inizio dell’episodio, dando spazio ad ampie riflessioni anche di natura filosofica. Inoltre devo ammettere che è stata una puntata di Doctor House a darmi lo spunto del suicidio senza motivazioni: la scomparsa di Kutner – fatto fuori perché in realtà l’attore che lo interpretava era stato assunto dall’amministrazione Obama – manda in crisi House, incapace di razionalizzare la faccenda, non potendo applicare le sue immense capacità di diagnosta a quel caso specifico. Ricordo che l’episodio mi aveva letteralmente fulminato, portandomi a ragionare su un orizzonte ancora più ampio.”
  • F:” C’è in cantiere una nuova opera?”
    E:”In realtà qualcosa che bolle nel calderone c’è: un nuovo personaggio è venuto a trovarmi e mi ronza in testa da un po’ di tempo. Si chiama Libero Schiavo e ha un passato recente da alcolista, più una serie di problemi irrisolti con la famiglia e gli amici. Sono molto curiosa di capire io stessa che cosa gli succederà.”

 

Potete seguire Elisabetta sul blog “Sangue dell’Oca” (https://artemisiagiuge6884.wordpress.com/) e potete trovarla, sempre sorridente, nel Live Club romano “L’Asino che Vola” .

 

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